Si sta per concludere un fine settimana durante il quale ho letto, giocato e suonato per e con i papà. Adesso vorrei rivolgere un pensiero ai papà in attesa, ai papà che stanno preparando le loro braccia per accogliere un piccoletto che cambierà la loro vita e a cui resteranno legati per sempre. Quel piccoletto che, durante l’attesa, ha la concreta possibilità di mettersi in relazione profonda con il futuro papà, poichè tra le voci del mondo più significative sotto il profilo relazionale che raggiungono l’utero, vi è certamente la voce paterna: profonda, intensa, calda, dai toni bassi e penetranti, dal colore e dalla grana diversi da quelli materni. Raggiunge il feto sempre dallo stesso punto esterno, sempre da posizioni differenti e per lo più in momenti ben precisi della giornata: è calda e cavernosa al risveglio, carezzevole e morbida alla sera, al ritorno a casa. Numerosi sono gli studi scientifici che confermano la percezione della voce del futuro padre in utero, per questo si consiglia ai futuri papà di leggere, parlare e cantare costantemente al piccolo in grembo. Verny conferma che <<il bambino nell’utero sente la voce del padre e ci sono prove certe che la  voce paterna è importante per il suo equilibrio emotivo. In casi in cui il padre parlava al proprio bambino nell’utero, gli diceva semplici parole suasive, il bambino fin dalle primissime ore di vita riuscì a riconoscerne la voce in una stanza. E non solo a riconoscerla, ma anche a reagire ad essa a livello emotivo. Per esempio, se il bambino piange, la voce lo zittisce in quanto quel suadente suono familiare gli dice che è al sicuro>>. Mentre per il padre – specifica la psicofonista ed ostetrica Benassi – cantare durante i mesi di gravidanza <<rappresenta l’occasione privilegiata per entrare in sintonia con i vissuti materni e fetali. Gli aspetti per così dire “gestazionale” del canto: la regressione, i sentimenti di onnipotenza, la risoluzione dell’ambivalenza tra l’interno e l’esterno del corpo, l’attivazione di percorsi emotivi, mentali e spirituali, avvicinano i futuri papà alle gestanti e al bambino nascente. Si può comprendere la particolare rilevanza preventiva che hanno le esperienze di canto prenatale […]. Straordinariamente avviene che proprio per mezzo della voce il padre può avvertire di “entrare” nelle pareti uterine che accolgono il figlio, può rinnovare la sua partecipazione alla creazione attraverso la strutturazione nervosa del piccolo, può farsi riconoscere>>. I lavori scientifici di Marie L.Aucher, nota psicofonista, hanno evidenziato quali sono <<con precisione i distretti corporei del bambino sollecitati dalla voce>> di entrambi i futuri genitori, ed in particolare ha constatato che, quando il padre canta durante la gravidanza della compagna, è potenzialmente in grado di stimolare il nascituro dalle ginocchia alle spalle e gli effetti di questa stimolazione continua in epoca prenatale si riscontrano alla nascita nei bebè/neonati che palesano  un maggior  vigore degli arti inferiori e una precoce deambulazione. 

   L’ascolto della voce paterna è dunque un’esperienza irrinunciabile

per il piccolo, che si inscrive in una relazione sonora nuova e diversa rispetto a quella vissuta costantemente con la madre: diversa per timbro, per accenti, per messaggi verbali, per colore affettivo,  per distanza e punti di provenienza. La voce paterna è “ponte e porta” comunicativa verso l’esterno e attraverso di essa il nascituro sperimenta precocemente un dentro ed un fuori, un interno ed un esterno,  una presenza e un’assenza, sperimenta precocemente un papà che non ha ancora visto ma con il quale ha già avviato la formazione di un forte legame di attaccamento.