Sono tornate in libreria le raccolte di filastrocche della tradizione popolare, illustrate da Nicoletta Costa ed edite da Gallucci. Destinate ai più piccoli che ricavano grande piacere e divertimento nell’ascoltare la voce dell’adulto e nel coinvolgimento giocoso che ne deriva, Durante la recita il bimbo vive un’intensa stimolazione linguistica, tattile, motoria e visiva, tanto da trasformare la recita stessa in un "brano sinfonico", in cui mamma e bambino agiscono insieme in una serie di azioni in sincronia. Dalla filastrocca  e dalle azioni che solitamente l’accompagnano il bebè viene eccitato e stimolato, tanto da rispondere con  sorrisi, lallazioni, sgambettii e movimenti di tutto il corpo. Le filastrocche, oltre ad essere delle vere e proprie coccole sonore, sono utili al bimbo per favorire lo sviluppo linguistico, l’arricchimento del vocabolario, il coordinamento motorio. 

Ma perchè le filastrocche piacciono tanto ai bambini?
   Lo psicanalista Franco Fornari sostiene che il divertimento ricavato dal bambino non sia da ricondurre al  significato delle parole, bensì ai suoni, al ritmo e all’andamento intonativo "fortemente marcati dall’omofonia". La filastrocca, infatti, è caratterizzata da un’attività ritmico-fonica pura, consistente in una specie di "gioco speculare" dovuto a suoni uguali che, doppiandosi in modo intervallare all’interno di una sequenza ritmica, si specchiano l’uno nell’altro – la rima. Questa specularità ritmico-fonica richiama nel neonato, sempre secondo Fornari, l’esperienza di specularità acustica primaria: il bebè, dopo la nascita, è capace di riconoscere elementi ritmico-sonori – il ritmo rimanda al battito cardiaco materno e l’intonazione della voce della madre – percepiti durante la vita prenatale. Il gioco speculare presente nelle filastrocche trova così una forte analogia nello specchiarsi nel post-natale, di ritmi e suoni prenatali. Durante la recita della filastrocca, il bimbo – dotato di una sensibilità primaria per il ritmo – vive un’esperienza molto coinvolgente grazie all’accento prosodico. Nel componimento poetico le sillabe accentate (toniche) creano suoni più armonici ed intensi e producono cicli periodici di vibrazioni che hanno una durata maggiore rispetto a quelle atone. L’accento, oltre ad avere un ruolo strutturante dell’insieme, produce anche un effetto motorio ed affettivo, dovuto a "ritorni periodici e in tempi uguali di elementi accentuati, che vengono ripetutamente attesi e soddisfatti". E’ ciò che avviene nella filastrocca e a questa esperienza ritmica il bebè affida un significato particolarmente positivo e d affettivo. 
Le filastrocche molto spesso non hanno alcun significato (nonsense) ed anche il neonato, durante le sue lallazioni, si diverte a produrre suoni o parole omofonici senza senso. Questi suoni servono al piccolo per tenersi compagnia e le madri, che intuiscono una funzione del genere, si guardano bene dal dissuadere il bambino a giocare con suoni e parole, anzi sono loro stesse ad insegnare le filastrocche ai figli. Fornari collega questa funzione dei suoni a quella degli "oggetti transizionali": suoni e ritmi presenti nella filastrocca rimandano ad altro, rimandano a suoni e ritmi uditi nel "paradiso perduto" durante la vita uterina. I giochi ritmico-fonici, che acquistano "un significato d’incantamento", pur parlando di questo mondo, parlano di un altro mondo, nel mondo prenatale e servono al piccolo per "recuperare l’unità originaria con la madre". 

cfr. F. FORNARI, Filastrocche ed esperienza transizionale, in F. FORNARI, Psicoanalisi della musica, Longanesi, Milano 1984, pp. 9-18.